Se un uomo muore là ci sei tu

aprile 8th, 2012

Un canto e una poesia per introdurmi:
il canto è di Giombini, la poesia di Quoist, Se un uomo muore là ci sei tu…
mentre c’è chi soffre, altri sono nella gioia.
In Formazza, una formella della Via Crucis in ceramica dei ragazzi
rappresenta il palazzo, Salomè che danza.

Oggi è difficile danzare, pensare al divertimento
guardando le immagini e leggendo quano è accaduto a L’Aquila:
tanti morti, 278, 16 bambini, migliaia di sfollati, senza casa.
Domani ci saranno i funerali  i Stato con il cardinal Bertone,
oggi visiterà i luoghi il presidente Napolitano, dopo Pasqua il Papa.
C’è tanta solidarietà in Italia, tanti volti anonimi che sono là a scavare,
a soccorrere, a confortare, a consolare.
La natura, quando si sveglia, mette in evidenza i limiti dell’uomo
ma risveglia anche tante energie di solidarietà e d’amore,
a volte insospettabili e imprevedibili.
“Dov’è il buon Dio”,viene da chiederci, come se lo chiedeva Elie Wiesel,
dici settenne ad Auschwitz, i frionte alla morte per impiccagione
di un bmbo di nove anni. Si è dato una risposta,
la stessa del canto di Giombini e della poesia di Quoist:
“Dov’? Ecco: è appeso lì a quella forca…”,
a quella croce.
Gesù Cristo è appeso alla croce là all’Aquila, come nelle foreste
dell’Africa: muore di AIDS come saltando per aria su per mano di un kamikaze
in Iraq o in Pakistan o in Afganistan o in India.
Muore tra i baraccati della favelas o tra le miniere del Sudafrica o del Burundi.
E’mistero della Passione del Signore che è si inserito nella storia dell’uomo
condividendo la sua sofferenza, morendo Innocente e risorgendo
per confermarci che il crocifisso è proprio Dio, figlio di Dio.
Quando un giusto viene condannato, siamo portati a pensare
che si ripete la solita storia: i furbi trionfano
e gli onesti sono uccisi. E’ la solita ingiustizia
che regna in questo nostro mondo.
Se dpo tre giorni risorge ci viene da dire: “Meno male, lui ce l’ha fatta,
l’unico al mondo”.
Se la sua risurrezione ci fa dire che Cristo è veramente Dio,
quello che ci deve commuovere e stupire
che Dio abbia deciso di morire come un uomo qualunque,
anzi come un criminale, un condannato a morte.
Quello che deve meravigliarci ed è un mistero della fede,
che Dio abbia voluto morire come me, come ognuno di noi.
Questa è la verità della croce, la novità del Figlio di Dio crocifisso
tra due ladroni, poi! a dimostrazione del fatto
che non solo è morto per i peccatori, ma insieme ai peccatori,
con loro, come loro.
Davvero è sconcertante. Avendo fatto dei miracoli, la gente,
i suoi discepoli, erano portati a chiedersi:
ha salvato gli altri, non può salvare se stsso!
Il Cristo, il re d’Israele, scenda dalla croce perché vediamo e crediamo!
Se fosse sceso dalla croce, non avrebbe compiuto fino in fondo
il suo gesto d’amore. L’aveva detto: Non c’è amore più grande
di chi dà la vita per coloro che ama!
Gurdando il volto del Cristo crocifisso, vorrei suggerire un’altra riflessione.
è abbastanza naturale, guardando alla storia della Chiesa, che un uomo
sia morto per amor del Cristo, pensiamo alle migliaia di morti
del secolo passato, di quest’anno, che sia morto per unìideaologia,
per la patria, una bandiera,
non è invece molto naturale che Dio muoia per gli uomini.
Questo come credenti dobbiamo annunciare al mondo:
Dio ti ama, ti ama personalmente, è morto per te,
per liberarti dal peccato, liberarti dalla morte,
per darti un orizzonte che va oltre questa terra, che è spesso
valle di lacrime.
Tocca a noi rivelare il volto di Dio, che è volto d’amore
non solo sulla croce. Basta leggere il Vangelo per leggere altri segni
del suo amore: ha rivelato un volto d’amore per tanti sventurati
che ha incontrato per le strade di Galilea, della Samaria, di Gerusalemme,
in villaggi pieni dovunque di miserie umane.
Gesù sapeva che la cosa più triste per gli uomini
non era la povertà o la malattia, ma la solitudine e la disperazione,
conseguenza di tale povertà e solitudine.
Ecco rivelare il suo volto d’amore avvicinando malati di lebbra,
abbandonati da tutti, donne peccatrici e adultere, asciugando le loro lacrime,
ha ridato figli alle madri che avevano perduto i loro figli,
ha fatto tanti miracoli, ma ne volevano molti di più.
La gente non capiva che Gesù era il servo dei dolori,
di cui parlava Isaia. l’annuncio del viaggio a Gerusalemme
per essere preso, crocifisso  risuonava alle orecchie dei suoi discepoli
come qualcosa di spaventoso. Pietro è detto da Gesù
che ragiona come Satana rifiutando questo annunzio.
nessuno può fermare.
A lro sembrava che Gesù Cristo annunziasse più la sua sconfitta
che la sua vittoria. Non capivano,
come non capivano il gesto dell’Ultima Cena. quando Gesù
diventa loro servo, compiendo un gesto ch era solo dei servi,
degli schivi, di chi non era ebreo:
lava e asciuga i loro piedi!
Non riuscivano a leggere sul suo volto i gesti dell’amore
infinito di chi rimane per sempre tra gli uomini
non solo virtualmente, ma realmente con il suo Corpo
e il suo sangue ! Questo è il mio corpo…questo è il mio sangue!”.
Addirittura dormono, mentre il suo volto suda sangue
di fronte all’angoscia della morte vicina.
Non erano presenti nella notte delle tenebre, la notte dei processi,
delle battiture, degli insulti, delle grida: A morte! Amorte!
Pietro lo aveva tradito, Giuda che lo aveva commerciato, si era impiccato,
gli altri fuggiti.
Soilo Giovanni, il più giovane, è accanto a Maria e alle donne
mentre è crocifisso.
Giovanni al capitolo 19,37 scrive: Volgeranno lo sguardo
a colui che hanno crocifisso.
Questa è la Chiesa: un popolo che guarda il crocifisso.
Non dobbiamo aver vergogna del crocifisso,
non si deve avere paura di metterlo davanti a tutti,
perché la Chiesa è fatta da coloro che guardano al crocifisso.
Gesù lo aveva detto: Io quando sarò elevato
da terra, attirerò tutti a me”.
Chi attira è la croce innalzata: sulla croce si vede la malvagità
degli uomini ma anche la forza dell’amore di Dio,
che risulta vincente. Che risulta perdono.
Gesù non manda al diavolo i suoi crocifissori!
Li affida al Padre perdonandoli:
Padre, perdona loro, perché non sanno quello che  fanno!
Colui che dà la vita per noi
non ci vuol perdere ci difende presso il Padre.
non sanno quello che fanno!
Questo è un miracolo davvero grande, che ci mette in ginocchio
davanti a questo Cristo ancora troppo bestemmiato,
negato, messo da parte.
Cristo vuole che noi ci lasciamo amare da lui.
Non ci domanda altro.
Concludo con la testimonianza di Teresina del Bambin Gesù.
Si trova di fronte al Volto di Cristo,
ha gli occhi socchiusi dalla morte, ma Lei lo sente vivo per amore.
Si lascia andare con espressioni di alta poesia,
che trae spunto dal Salmo 80:
“Signore, fa risplendere il tuo volto
e noi saremo salvi”
“Il tuo sguardo soltanto è la mia gioia.
io vivo d’amore”
“Lo sguardo del buon Dio, il suo sorriso mi incanta,
ecco il mio Cielo per me”
“Dopo che avete guardato me,
voi mi avete trasmesso grazia e bontà”
“Il tuo volto, Signore è la mia sola patria”
E’ dolce dirlo in francese
Ta face est ma seule patrie.
Esso è il mio regno d’amore,
è il mio ridente giardino…
Quale gioia quando vedrò il tuo Volto, la luce divina per la prima volta.
Questa Luce sarà la Maddalena a vederla
nel giorno di risurrezione,sarà la nostra Luce
quando varcheremo la soglia della morte
non con un salto nel vuoto
ma tra le braccia di un padre amato
che ci attende da sempre.

don Vittorio Chiari

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